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Coronavirus: passata l’emergenza, le imprese dovranno cambiare vita. O falliranno


La fase dell’emergenza, in cui è necessario buttare la palla in tribuna e guadagnare tempo. E noi italiani siamo antropologicamente strutturati per gestire con efficienza questa fase. Quando c’è una catastrofe naturale, gli imprenditori italiani non hanno bisogno di una chiamata all’azione. Sono già allenati a muoversi nelle emergenze.

La fase adattiva, in cui si affrontano le cause profonde della crisi e si sviluppa la capacità di modificare ciò che si fa e come lo si fa oggi per prosperare nel mondo di domani. E’ in questa fase, che non è più di emergenza, che gli imprenditori devono sviluppare “pratiche innovative” mantenendo nel contempo le best practices di oggi. Ma se non hai un sistema di controllo di gestione, se non adotti strumenti di indagine di customer satisfaction, se la gestione delle risorse umane è ancora limitata alla rilevazione delle assenze/presenze e alla elaborazione della busta paga, allora non sei pronto per affrontare il cambiamento. Nel mondo delle piccole imprese c’è un’arretratezza gestionale che non consentirà scampo a chi non saprà adattarsi velocemente.

Un’impresa che dipende esclusivamente dal “metodo del naso”, il famoso e ormai logoro “fiuto” dell’italico imprenditore, per rispondere alle sfide di un mondo in trasformazione rischia il fallimento. Questo rischio aumenta se traiamo le conclusioni sbagliate dalla ripresa (+4,25% del Pil mondiale nel 2021 secondo il Fmi) che farà probabilmente seguito alla crisi economica in atto.


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