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I conti correnti stanno diventando sempre meno convenienti


L’apripista è stata Fineco. Il 18 marzo la banca ha avvertito i suoi correntisti più facoltosi: se i depositi bancari superano la soglia di 100mila euro, in assenza di investimenti o prestiti con la banca stessa, il conto corrente verrà chiuso.

Secondo una indagine di Bankitalia del 2020, il costo annuo di mantenimento per un conto corrente è aumentato mediamente di 88,5 euro rispetto al 2019. A lievitare sono state le spese fisse, a cominciare dal canone mensile.

Le banche hanno già cominciato a disincentivare le maxi giacenze sui conti delle aziende. UniCredit, per esempio, prevede una commissione mensile sulla liquidità dei conti intestati a “non consumatori”, dello 0,5 per cento, dal primo marzo.

Da quest’anno anche Bnl ha introdotto costi maggiori per i clienti corporate sull’eccesso di liquidità. A breve potrebbero seguire questa strada anche Bper e Intesa Sanpaolo per conti con giacenza superiore ai 100mila euro. Intesa Sanpaolo già nel 2017 aveva iniziato ad aumentare il canone mensile dei conti correnti anche di privati, con livelli crescenti in base al saldo.

La novità, in vigore da inizio 2021, riguarda l’applicazione di una nuova normativa europea dell’Eba. Adesso per andare in default automatico con un istituto di credito basta avere un debito superiore ai 100 euro per i privati e Pmi “che abbiano un’esposizione nei confronti della banca inferiore a 1 milione di euro” o superiore ai 500 euro per imprese con esposizione oltre il milione di euro o “superiore all’1% del totale delle esposizioni dell’impresa verso la banca”.

L’euro digitale potrebbe arrivare nel 2021, dopo una sperimentazione che potrebbe partire da giugno. Si tratta di una CBDC cioè una central bank digital currency, ossia una valuta digitale emessa dalla Bce, la Banca centrale europea.


Articolo completo: financialounge.com

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