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I derivati che hanno strozzato gli enti locali? Non si potevano fare di Milena Gabanelli


Colpo di scena:ora buona parte di quei contratti potrebbero essere nulli, ha sancito l’autorità giurisdizionale più alta in Italia. Dopo anni di scontri nei tribunali — e varie leggi emanate per cercare di chiudere questa voragine nei conti degli Enti —la Corte di Cassazione a Sezioni Unite a maggio ha fissato principi che adesso potrebbero valere in tutti i contenziosi contro le banche. La sentenza riguarda il comune di Cattolica e la Bnl, per un derivato sottoscritto del 2003. Dopo uno scontro andato avanti per anni i giudici supremi hanno stabilito che quei contratti sono da azzerare e che non dovevano essere sottoscritti, per sei motivi.


Cannata in audizione la spiegò così: «Le tecnicalità si sarebbero ulteriormente complicate, rendendo la norma troppo difficile da interpretare da parte degli amministratori».Insomma il ragionamento fu: non capirebbero comunque, meglio lasciarli nel buio. A perdere soldi dei cittadini. Tuttavia, secondo Benini, «sono facili da capire quanto il bugiardino dei farmaci che espone le varie probabilità degli effetti collaterali». Addio agli scenari, dunque. Non solo dai derivati, ma anche dai prospetti sui prodotti finanziari rivolti al pubblico (come i bond subordinati delle banche), previsti peraltro da un regolamento Consob nel 2009 ma eliminati poco dopo dalla stessa commissione allora presieduta da Giuseppe Vegas.


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