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I nuovi PIR: alternativi rispetto ai precedenti


L’atteso decreto rilancio, varato a maggio dal governo per supportare le imprese italiane colpite dalle conseguenze economiche dell’epidemia di Covid-19, contiene interessanti novità anche per gli investitori. Sì perché, accogliendo i suggerimenti avanzati da Assogestioni, il decreto dà il via libera a quelli che sono già stati ribattezzati i “PIR alternativi”, che consentiranno di convogliare maggiori risorse a sostegno dell’economia reale, investendo in aziende non quotate e strumenti di debito o credito per le piccole e medie imprese italiane o europee.

Sono diversi dai precedenti:

1) i PIR alternativi alzano considerevolmente la soglia dell’investimento, portando il massimo annuo a 150mila euro e il massimo complessivo a 1,5 milioni di euro, questi nuovi strumenti sono pensati per una fascia di clientela “affluent” o private, con patrimoni più consistenti e “pazienti”, in grado di impattare anche il segmento degli asset illiquidi.

2)i PIR alternativi devono investire l’intero 70% in imprese diverse da quelle inserite negli indici Ftse MIB e Ftse MID Cap (o in indici equivalenti). Possono inoltre investire in prestiti erogati a queste imprese o in crediti delle stesse. Tra gli investimenti qualificati quindi, sono incluse anche fonti di finanziamento alternative al canale bancario, come concessione di prestiti e acquisizione dei crediti delle imprese.


Questione importante sono i rischi collegati:

  • I nuovi PIR sono, per definizione, un concentrato di rischio Italia, in un momento in cui l’Italia tra l’altro non se la passa benissimo (ma non se la passa particolarmente bene nessun Paese europeo, va detto).

  • Presentano un elevato rischio di liquidità, per via dei titoli – ben il 70% – che non sono presenti né nel Ftse MIB né nel Ftse Mid Cap.

  • C’è poi un rischio legato alle azioni emesse dalle società a piccola capitalizzazione, generalmente più volatili;

  • E un rischio specifico legato alle singole aziende, visto anche l’innalzamento dei limiti di concentrazione;

  • Infine, esiste un rischio legato alla composizione stessa del singolo PIR (ce ne saranno alcuni più orientati all’azionario, altri più all’obbligazionario, con differenti prospettive in termini di rischio e redditività).

Tutto questo rischio per ottener l’esenzione dalla tassazione sui redditi da capitale o redditi diversi (se conseguiti) che derivano dall’investimento, nonché dalle imposte di successione.


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